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analisi eventi: vari punti di vista
Ad un anno esatto dalla smilitarizzazione il passaggio di tutti i controllori alla neonata Azienda non era ancora completato .Luigi Iodice esce sul bollettino periodico ANACNA Assistenza al Volo con un articolo che riassume gli avvenimenti trascorsi.
"UNA SMILITARIZZAZIONE CONQUISTATA" di Luigi Iodice sul n. 17 Anno OTT. NOV 1980 Rivista Assistenza al Volo dell' ANACNA
(Luigi Iodice , Rivista Assistenza al Volo dell'ANACNA, n.17, Ottobre- Dicembre 1980)
Tribuna libera
Una Smilitarizzazione Conquistata
(Luigi Iodice , Rivista Assistenza al Volo dell'ANACNA, n.17, Ottobre- Dicembre 1980)
Una ricostruzione più obiettiva possibile degli avvenimenti che hanno portato i controllori ed assistenti italiani a prendere progressivamente coscienza della propria dignità professionale fino al raggiungimento delle aspirazioni a lungo covate. Il ruolo storico giocato dall'ANACNA in quella fase è stato fondamentale, anche se alla fine l'Associazione è stata scavalcata dal succedersi degli avvenimenti.
A poco più di un anno di distanza dalle clamorose dimissioni del 19 ottobre 1979, credo che non sia inutile una ricostruzione dei fatti che consenta, serenamente, una maggiore riflessione ed una maggiore conoscenza e comprensione dei problemi che hanno portato alla nascita del famoso "movimento" dei controllori
.
Ne parlerò senza alcuna pretesa, con l'ottica di chi, da vicino, ha visto nascere e crescere il fenomeno.
Ritengo che il successo dei controllori e degli assistenti sia venuto solamente dopo che, attraverso fasi e metodi diversi, essi avevano ormai raggiunto la piena consapevolezza di dover essere protagonisti del proprio lavoro che, ricordiamolo, non è e non è mai stato considerato un "lavoro militare".
Il successo, in definitiva, è venuto quando essi hanno acquistato la piena coscienza di lavoratori, quella coscienza che ha consentito l'affermazione e la difesa dei propri diritti e della propria dignità e di liberarsi da una condizione di subalternità che era divenuta mortificante.
L'inizio degli anni '70 è il periodo caratterizzato dalle prime grandi tensioni che assumono solamente l'aspetto di insoddisfazione, malcontento, mugugno. I motivi specifici e di carattere generale sono noti. La gestione a dir poco carente del personale e la consapevolezza che il servizio di controllo fosse trascurato dai vertici o quanto meno diretto in modo approssimativo e non professionale (e se ne vedevano le conseguenze) creano una fattura insanabile tra gli addetti ATS e la "gerarchia". Appaiono i primi articoli sulla stampa, e piovono le prime interrogazioni parlamentari.
Tutte queste iniziative rimangono isolate. Esse sono a carattere individuale e non bastano a soddisfare la "sete" dei controllori, che consiste nella necessità ormai di far conoscere "fuori" i propri problemi e di veder razionalizzato il servizio, anche se non c'è ancora abbastanza chiarezza ed unità di intenti sui tipi di provvedimenti voluti. Viene avvertita l'esigenza che per poter portare avanti gli interessi legati allo sviluppo del servizio e a quelli della categoria (ormai la fiducia nell'Arma è in fase decrescente) occorre darsi una dimensione "professionale", occorre cioè saperne di più sul servizio, sui mezzi impiegati, etc., occorre insomma studiare e colmare da soli quelle lacune che l'Amministrazione non ha saputo colmare lasciando gli addetti in una situazione di "ignoranza" e in condizioni di "operatività carente". I controllori avvertono in tutta la sua ampiezza anche il concetto di "sicurezza" e le responsabilità giuridiche ad essa connesse. Un gruppo di controllori dell'ACC di Roma si riunisce, allora, per studiare e per fare ricerche presso la biblioteca del CSTA (Centro Sviluppi Trasporti Aerei). Questa iniziativa centrale, pur se proficua, viene portata avanti su base individuale e non coinvolge molte persone. Un coinvolgimento culturale di massa può avvenire solo sotto forma organizzativa. Viene riscoperta, intorno al 1974, l'ANACNA che, come tutti sanno, già esisteva dal lontano 1959 e che raggruppava solo i pochi controllori civili.
L'Associazione viene considerata subito una sede in cui poter discutere liberamente i problemi del CTA. Dopo le difficoltà iniziali relative alle adesioni dei soci militari, l'ANACNA si espande. Le prime adesioni, oltre che a Roma, dove era stata concepita l'operazione, vengono dagli enti del Sud, mentre i controllori del Nord guardano in genere con riserva alla operazione ANACNA. Il motivo c'è: i controllori degli enti meridionali hanno meno spazi per muoversi e vedono nell'ANACNA una valvola di sfogo al loro malcontento; al Nord, invece, il movimento democratico dei Sottufficiali offre più spazi e probabilmente vede nell'ANACNA , cioè in una organizzazione " il pericolo di ingabbiamento. Ad ogni modo l'Associazione cresce, sia quantitativamente che qualitativamente, e nel novembre del 1976 tiene la sua prima Assemblea nazionale caratterizzata da motivi culturali e professionali. Nei mesi successivi avvengono i primi mutamenti della nuova ANACNA. C'è una rottura tra la componente civile e quella militare. Il contrasto avviene sul modo di dirigere l'associazione e sulla linea da seguire: I controllori militari del Consiglio Direttivo consapevoli della delicata posizione in cui venivano a trovarsi (in effetti si trovavano nella condizione di dover gestire un malcontento) e del loro status, non intendevano "rompere" con l'Amministrazione, ma utilzzare i canali ed i mezzi disponibili per far sapere senza remore, ma nelle forme dovute, come la pensavano sui problemi che li riguardavano da vicino.
Questo richiedeva che i responsabili della gestione della linea associativa, così intesa, avessero intenti comuni. In questo quadro i civili si allontanano dalla direzione dell'ANACNA. Si arriva all'Assemblea nazionale del 3-4 dicembre del 1977 che segna una svolta importante nella vita del'Associazione. I controllori ed assistenti, per la prima volta, ufficialmente chiedono con decisione la "civilizzazione" del servizio ATS: il contenuto della motivazione finale è secco ed esplicito. Al nuovo Consiglio Direttivo viene demandato il compito di operare in tal senso. Il fatto più importante è, però, ai fini di comprendere meglio che accadrà successivamente, l'adesione all'Associazione del movimento democratico del Nord e per meglio dire degli assistenti e dei controllori che facevano parte di questo movimento . Occorre aprire una parentesi e chiarire che nel nuovo Consiglio Direttivo sono presenti sostanzialmente due componenti che, paradossalmente ed indipendentemente dai problemi del CTA, si occupano entrambe anche dei problemi di natura militare legati ad una maggiore democratizzazione nelle Forze Armate. Vi sono militari legati al movimento democratico che conducono in tal senso le loro esperienze ed altri militari, certamente non meno democratici, che portano avanti gli stessi problemi in sordina e prevalentemente attraverso i canali parlamentari.
Queste due diverse ottiche di affrontare lo stesso problema si riflettono anche nell'ANACNA e sui problemi del CTA. E' su questo terreno che, a mio avviso, avviene il vero scontro all'interno del gruppo dirigente dell'Associazione. Non si può parlare di rapporti di forza perché alla fine essi risulteranno mutati anche perché la "base" si stancherà di un linea associativa considerata troppo morbida. Le nuove adesioni sono accompagnate, comunque, da iniziative ed esperienze autonome per dare uno sbocco ai problemi del CTA.
I controllori di Milano, prima di iscriversi all'ANACNA, avevano già preparato , infatti, un convegno che si tiene a distanza di una settimana dall'Assemblea Generale. Vi partecipano diversi uomini politici, compresi i Presidenti delle Commissioni Difesa e Trasporti della Camera, che a conclusione del dibattito si impegnano a tenere al più presto un'indagine conoscitiva sul nostro settore. Bisogna aggiungere che l'ANACNA già si erra mossa da tempo nell'opera di sensibilizzazione delle forze politiche e spetterà proprio all'Associazione cogliere i frutti del convegno di Milano. Sarà l'ANACNA, infatti, a rappresentare in Parlamento le proposte dei controllori ed assistenti per un riassetto del servizio.
In questo periodo, particolarmente effervescente, si minacciano al Nord per la prima volta le "dimissioni", ma il fenomeno viene assorbito dalle intense attività dell'ANACNA che agli inizi del 1978 sono particolarmente floride fino a raggiungere più tardi il culmine nell'indagine conoscitiva sul CTA. Non va dimenticato che le nuove attività dell'ANACNA si muovono in un quadro generale, che vede susseguirsi crisi al Quirinale, crisi di Governo, assassinio di Moro, escalation del terrorismo. Giustamente lo sguardo politico è rivolto altrove anche se l'ANACNA utilizza tutti gli spazi possibili per portare avanti la propria problematica. La tensione comunque è alta tra gli addetti ATS e le reazioni dell'Amministrazione sono improntate alla massima prudenza nonostante si verifichino comportamenti contraddittori a livello locale.
Nella prima seduta dell'udienza conoscitiva sul CTA i massimi responsabili dell'A.M. si mostrano contrari ad una smilitarizzazione del servizio: i problemi, contrariamente a quello che pensano i controllori, possono essere risolti con più uomini, più mezzi, più soldi. Questo è il contenuto del loro intervento. Aumenta il distacco tra A.M. e controllori che guardano con "nervosismo" alla ultima tappa della indagine conoscitiva. Vengono ascoltati nello sesso giorno i responsabili della Direzione generale dell'Aviazione Civile, dell'ANPAC e dell'ANACNA. L'intervento della DGAC, grazie al dott. Lino (che ha legato il suo nome al famoso rapporto sullo stato dell'Aviazione Civile italiana dopo il disastro di Punta Raisi del 1972) è nettamente favorevole alle richieste dei controllori, quello dell'ANPAC è ambiguo. L'ANACNA presenta un voluminoso "dossier" a favore della civilizzazione del servizio ATS ed indica, come soluzione che tenga conto anche delle esigenze A.M., un sistema integrato. Gli atti finali della indagine conoscitiva soffrono purtroppo della mediazione tra le posizioni dei partiti politici che difendono a spada tratta l'A.M. e dei partiti che vogliono cambiare l'assetto del servizio ma che al loro interno vedono delinearsi due linee di orientamento: una favorevole alla civilizzazione (ad opera prevalentemente dei parlamentari della commissione trasporti) e l'altra favorevole a ristrutturare intanto il servizio all'interno della Difesa. La delusione tra gli addetti ATS si trasforma anche in una sorta di sfiducia verso l'ANACNA.
Forse in questo periodo (siamo a metà del 1978) si comincia a farsi strada l'idea che per ottenere quello che giustamente viene richiesto occorra "lottare". A proposito di lotte bisogna riconoscere che ormai i controllori avevano raggiunto una crescita professionale tale che, anche se ancora individualmente, consentiva loro di "lottare" con gli amministratori su fatti specifici quali ambiente di lavoro, organizzazione del lavoro, flow control, turni di servizio etc. Non sono pochi i casi di "scontri" avvenuti all'insegna della fermezza e dignità professionale e militare da una parte e minacce e ricatti dall'altra. Grazie anche alla pressione dell'ANACNA, alcuni piccoli problemi locali trovano soluzione. Questi episodi alimentano, al di là delle singole vittorie, la tensione generale e portano alla convinzione la maggior parte dei controllori che l'ANACNA debba abbandonare la linea diplomatica per passare ormai ad azioni più incisive. L'ANACNA deve diventare, insomma, una sorta di sindacato. Nemmeno l'approvazione della legge sulle norme di principio sulla disciplina militare riesce ormai ad allentare uno stato di insoddisfazione che nella estate '78, con l'aumento del traffico, è visibile in maniera preoccupante. La legge di principio ormai non è considerata utile per la causa dei controllori: è arrivata troppo tardi ed anche la prevista rappresentanza, che arriverà solamente dopo le dimissioni, non è una via percorribile per raggiungere il risultato della smilitarizzazione.
Con la legge di principio avviene anche un graduale dissolvimento del movimento dei sottufficiali democratici che troveranno nella rappresentanza militare un motivo di impegno per continuare a portare avanti i problemi militari. La nuova legge sulla disciplina militare lascia anche degli insoddisfatti nello stesso movimento. Ma per i controllori la questione si pone ormai in termini diversi: essi sono militari appartenenti a ruoli diversi e per caso fanno i controllori. Possono dimettersi se lo vogliono. L'arma delle dimissioni viene ritenuta ormai il solo strumento idoneo ad ottenere la civilizzazione. Si delinea ormai il movimento: quello delle dimissioni dei controllori.
Ma ritorniamo all'ANACNA. Dopo l'indagine conoscitiva, il gruppo dirigente dell'Associazione ritrova la forza di riprendere iniziative valide. Viene preparato un Convegno, che si tiene in Campidoglio il 12 novembre '78. Il giorno precedente gli assistenti e controllori ANACNA si riuniscono in Assemblea ordinaria, dove scoppia tutto il malcontento e la insoddisfazione degli addetti ATS e dove si corre il rischio di una spaccatura all'interno dell'Associazione. In questa Assemblea emergono sentite le preoccupazioni dei controllori degli aeroporti esclusivamente militari. Essi temono di restare fuori dalla civilizzazione del servizio ATS. In effetti, dal dicembre dell'anno precedente, quando è stata posta la richiesta di civilizzazione , non c'è stato tempo per un ampio dibattito e per studiare in dettaglio la soluzione più idonea. L'assemblea ha un attimo di sgomento quando viene letta la relazione del Convegno del giorno successivo. Viene fatta una proposta immediata: in attesa di tempi più favorevoli per una completa civilizzazione si richiede intanto la smilitarizzazione non di tutto il servizio ATS ma solo degli assistenti e controllori. Si richiede anche la unificazione di tutte le competenze in un unico organismo ATS seppur ancora militare. Questa proposta blocca i lavori del'Assemblea: c'è chi la considera una marcia indietro rispetto alla civilizzazione, chi una proposta per andare in direzione contraria. I controllori ed assistenti discutono appassionatamente la relazione che, non senza difficoltà, ma con il consenso anche dei controllori degli aeroporti militari, viene approvata dall'assemblea.
Il convegno in Campidoglio del giorno successivo corona lo sforzo dell'attività associativa e rappresenta l'ultima speranza per cambiare le cose. Ritengo che proprio in questi giorni venga resa operativa l'idea di lottare. Al di là dei risultati del Convegno, è opinione diffusa che provvedimenti legislativi, se verranno, saranno lunghi e laboriosi. Ormai si pensa che la civilizzazione bisogna "conquistarsela": nasce il movimento delle dimissioni. Con il suo affermarsi l'ANACNA non riesce più a svolgere nessun ruolo tra i suoi associati. La struttura periferica dell'Associazione favorisce la rapida espansione del movimento ed i riflessi del nuovo fenomeno creano una situazione difficile nella direzione dell'ANACNA. Le discussioni e le lotte all'interno del consiglio Direttivo tendono da una parte ad allargare gli spazi occupati dall'ANACNA per spingerla su posizioni più vicine al movimento e dall'altra a difendere le sue caratteristiche strettamente professionali e a tenerla nettamente separata dal movimento delle dimissioni. Il risultato di questa lotta, che fa le sue vittime, è che il movimento riesce ad assumere il controllo dell'ANACNA. In seguito ai contrasti interni si congela tutta la vita associativa ed il movimento diventa l'unico ed indiscusso protagonista, al di fuori dell'ANACNA, dell'intera vicenda che si conclude il 19 ottobre 1979. Tutto il resto è la storia più recente vissuta in modo più o meno diretto da ogni assistente e controllore .
Il lettore si è accorto che tutta la storia dei controllori ed assistenti è fin qui un intreccio continuo tra le problematiche "militari" e quelle che riguardano strettamente il lavoro CTA. Non poteva essere diversamente in quanto i problemi del CTA sono nati, oltre che da un "ambito gestionale" che non era quello adatto , anche da problemi militari non risolti. Le Forze armate, come le altre Amministrazioni dello Stato, soffrono di bassa produttività complessiva. L'impegno del singolo non è ripagato dai risultati complessivi del lavoro, che sono bassi; non basta cioè la volontà dell'individuo per far muovere un elefante di quella portata. L'ostacolo maggiore ad una vera riforma è rappresentato dalle posizioni di vertice, che sono estremamente gelose del potere che gestiscono. Non a caso le riforme vengono sentite ed hanno origine sempre dal "basso". Ecco allora il movimento dei sottufficiali democratici, quello dei controllori e ne vedremo ancora altri se non si danno risposte adeguate.
Il comportamento dell'Amministrazione è sembrato quello di mettere, in questi casi, le mani avanti nei confronti del potere politico per ottenere dei vantaggi senza cambiare niente. D'altronde, i responsabili governativi hanno sempre agito all'insegna della incapacità e dell'uso di parte del settore , favorendo naturalmente il "modo di vedere" dei vertici senza guardare cosa bolliva realmente sotto il coperchio. Ed ecco che per ottenere certi cambiamenti è stato necessario "conquistarseli". La legge di principio è stata, ad esempio, una conquista. Basta considerare le resistenze che si son dovute vincere in certi ambienti politici ed anche amministrativi. Anche la smilitarizzazione del CTA è stata "conquistata" seppur in maniera diversa. Questo servizio doveva essere già smilitarizzato nel 1963 quando è sorta la Direzione Generale dell'Aviazione Civile.
E' stato un bene non finire nella "bolgia" di Civilavia ma le resistenze dell'A.M. a trasferire questo Servizio ad altro Ente sono state sempre grandi. Una soluzione non traumatizzante poteva venire dall'ANACNA che si è adoperata in tal senso. L'Associazione non è stata però ascoltata, è stata solamente tollerata. Era allora inevitabile che di fronte a resistenze di ogni genere, il settore dell'assistenza al volo scoppiasse nel modo in cui abbiamo visto. Non i controllori ma altri devono fare il loro esame di coscienza. Un ministro parlando della vicenda dei controllori del traffico aereo ha incautamente affermato che si è trattato di una capitolazione dello Stato. A coloro che hanno governato fino ad ora diciamo che finché faranno interessi che non sono quelli dei lavoratori e quelli generali del Paese, finché usureranno il potere per usi di parte, finché si rifiuteranno di fare le riforme che il Paese chiede già da molto tempo, saranno essi i responsabili della decadenza delle istituzioni e delle tensioni che si accumulano nella società.
La vicenda dei controllori è stata portata alle estreme conseguenze , è stata strumentalizzata e forse lo sarà ancora. Vedremo. In ogni caso da questa vicenda i controllori ne escono più "puliti" di tanti altri protagonisti.
Luigi Iodice (1980)