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Il primo articolo giornalistico riguardante una ipotesi di smilitarizzazione dei controllori del traffico aereo in mio possesso apparve sulla rivista "l’automobile" n°15 del 15 aprile 1973 .
L'AUTOMOBILE n°15 , 15 aprile 1973
I tre quarti dello spazio aereo italiano sono vietati, per motivi militari, al traffico civile, che è costretto a servirsi di strettissimi canali. Le drammatiche condizioni di lavoro degli addetti alla assistenza al volo. Un sistema di controllo vecchio e inadeguato. La proposta di istituire un ministero dell'aviazione civile.
I tre quarti del cielo italiano sono militarizzati. Ancora non ci è stato vietato,sotto la minaccia di arresto per violazione del segreto militare,di guardare le nuvole e il tramonto,ma quanto a viaggiarci,l'affare è ben diverso. Sono infatti ottantasei le zone aeree interdette alla circolazione aerea civile,ivi comprese le cosiddette aree terminali , ossia grosse fette di quella parte di cielo che sovrasta le basi di atterraggio. Ne consegue che gli apparecchi di linea e civili sono costretti a seguire strettissimi canali,quasi dei sentierini,sorvegliati rabbiosamente dal basso e dall'alto; e che le infilate d'atterraggio sono poche,ristrette e bisogna mettersi in fila per avere il bene di raggiungere la terra. Timidamente il rapporto della commissione presieduta dal generale Lino, dopo avere sottolineato i rischi di collisioni con aerei militari, di ritardi e irregolarità, osservava che quanto meno un uso comune delle zone terminali consentirebbe ,specie a Roma,nuove procedure di entrata e di uscita con una drastica riduzione della congestione aerea che è attualmente pazzesca. Ma da questo orecchio né militari né governo ci sentono: preferiscono i moccoli dei piloti,della stampa e, non ultimi dei passeggeri,piuttosto che cedere un palmo di cielo. L'aviazione si ,si sa,è nata con stellette e galloni, e tale deve rimanere,anche se lo sviluppo dell'aviazione civile -almeno in tempo di pace- è massiccio e produttivo. Questo spiega tante altre cose: Perché ad esempio,la legge del 30 gennaio 1963,n° 141,con la quale il Parlamento disponeva il passaggio dei beni demaniali interessanti l'aviazione civile dal ministero della difesa a quello dei trasporti,è stata bellamente ignorata. Perché il personale tecnico e operativo dell'assistenza al volo sia esclusivamente militare e dipenda dall'ispettorato telecomunicazioni e assistenza al volo del ministero della difesa ,alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore dell'aeronautica militare. A parte il mare di impicci burocratici (sommariamente descritti nella precedente puntata) che l'intreccio di competenze comporta,bisogna dire che questo personale (bravissimo,addirittura eroico per le condizioni in cui lavora) non ha ancora né ruolo né corpo specifico nell'aviazione militare. Pur essendo degli specialisti di altissimo rango, sono inquadrati semplicemente come specialisti del genio aeronautico. Date le scarse attrattive della loro situazione,esistono carenze di personale che costringono ognuno di essi ad operare al limite delle possibilità umane:e si tenga presente che dal loro lavoro ,ogni giorno,dipendono la vita e la sicurezza di migliaia di uomini.Nella scorsa "giornata dell'aeronautica" è stato finalmente annunziato che verrà creato un " organico controllori traffico aereo". C'è da sperare che,con l'organico,migliorino anche le condizioni di lavoro di questi importantissimi operatori,che,tra l'altro,devono operare con un sistema di radioassistenze e mezzi di collegamento molto spesso antiquati (ed è una parola gentile). Naturalmente, tutta l'attrezzatura per le radioassistenze è dell'aeronautica militare." Nella maggior parte dello spazio aereo italiano-scrive il già citato rapporto-viene applicato il metodo del controllo procedurale,che non utilizza il radar, e che è superato e insoddisfacente." Solo oggi è stato annunciato un piano che prevede una spesa di 172 miliardi in cinque anni per migliorare le attrezzature di radioassistenza. In questo quadro,affermano,nel 1974 verrà completamente automatizzato il traffico aereo di Roma; in un futuro ipotizzabile seguirà l'automazione di quelli di Milano e di Brindisi (di interesse militare ovviamente). Tutta la faccenda è poi complicata dal fatto che mentre,come dicevamo,l'assistenza al volo è di competenza dell'ispettorato telecomunicazioni e assistenza al volo,gli strumenti su cui i dipendenti di questo ispettorato devono lavorare dipendono dalla Direzione generale impianti e mezzi dell'assistenza al volo. Perciò se si guasta un radar ,l'ispettorato si rivolgerà allo Stato Maggiore da cui dipende,questi al ministero,il ministero passerà la pratica alla direzione generale,e quest'ultima,forse,provvederà a mettere in programma l'acquisto dello strumento…………
1973 E’ incredibile come un argomento del genere, normalmente trattato su riviste specializzate, abbia trovato risalto su una rivista automobilistica. In quegli anni era quasi impensabile prevedere un controllo del traffico aereo civile.Ancor di più era impensabile ipotizzare un controllo aereo civile.
E' vero che su taluni aeroporti erano presenti nell'ambito del controllo aereo rarissimi civili, ma erano stati assunti con la qualifica di "operai".
1975 Due anni più tardi il giornalista Enzo Passanisi scrisse sulle colonne del Corriere della Sera un lungo articolo a sei colonne intitolato " Gli angeli custodi del volo "tranquillo"
Era il 16 luglio 1975.Allora si parlava delle condizioni di lavoro, degli stipendi miseri e delle scarse attrezzature in dotazione.Nel settembre del 1977 i controllori del centro regionale di Linate attuano le prime timide proteste, applicando alla lettera le disposizioni operative.
Il 25 settembre 1977 appare un altro articolo sempre sul Il Corriere della sera a firma di Paolo Chiarelli.. "Giuste alcune richieste" .
Nell'ultima parte si parla dell'aspetto economico dei controllori, ma l'idea di trasferire i compiti di assistenza al volo dai militari ai civili non si ritiene praticabile di fronte al costo che l'operazione comporterebbe, in primo luogo perchè lo stipendio dei civili , -sui parametri di quanto avviene all'estero- è di gran lunga superiore di quello dei militari. Come dire: "non mi conviene perché altrimenti dovrei pagarti meglio" !!!!!!
Ancora il 12 dicembre 1977 comparve su "Il corriere della sera" un articolo su un convegno nazionale sui problemi dell'assistenza al volo.